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Il profilo di Nuzzo Monello
Nome Artista Nuzzo Monello
Stato attivo
Registrato 12 Gen 2020
Località Monti Iblei ~ Sant'Elia Avola ~ Noto
Interessi Pittura ~ Fotografia ~ Scultura ~ Natura e sue Bellezze ~ Antropologia ~ Archeologia.
Occupazione Autore ~ Editore
Sito Web https://www.facebook.com/monelloceramiche/
Email pubblica per contatti nuzzomonello@gmail.com
Biografia Biografie:
da "ἀνϑολογία ~ Monti Iblei ~ Avola Sant'Elia ~ Fiori Testi Fotografici ~ Chiesa Rupestre", Ed Sebastiano Monieri, 2017.
Prof. Biagio Iacono - Noto-Zisola, 25 Gennaio 2017
Nuzzo Monello, Artista e Studioso di “…multiforme ingegno”.
“Nulla posso se non sono nella considerazione di Essere”: così mi dice nel salutarci, ricordandomi il motto della sua vita, l’amico prof. Nuzzo Monello, dopo avermi in breve accennato a questa ponderosa ”Antologia” dall’evidente taglio naturalistico ed archeologico: un’ulteriore e non improvvisa prova della sua poliedrica attività d’Artista e Studioso, mentre lascio dantescamente ad Altri la possibilità di riflettere“ con miglior voci” sul valore scientifico ed artistico-letterario che prepotentemente emerge da queste pagine al solo sfogliarle.
Nato ad Avola il 6 Giugno 1946, dopo una vita trascorsa nel mondo scolastico da docente e dirigente di Scuola Media Statale, Nuzzo Monello ha vissuto a Noto fino a quando, collocato in pensione, non si è felicemente “rifugiato” nella sua villa sul colle Sant’Elia, negli Iblei della sua Avola, che lui definisce come “Luoghi della fantasia nella perenne ricerca della Bellezza, sola fonte e destinazione dell'Essere, attuatrice del rispetto della persona e d'ogni altra manifestazione.”: inutile ogni mio tentativo d’una “analisi logica” nelle sue espressioni perché solo dopo le “sento”, ma senza immediatamente capirle subito “quanto e come” siano intrise del filosofico “eroico furore”, stile Giordano Bruno, arse come sono artisticamente ed emotivamente dall'ansia tutta personalissima d’una radice tardo-neoclassica, propria di quella infinita ascesa verso l’Essere che per lui è la sola fonte perenne nella ricerca della Bellezza!
Solo così, in questa, diciamo, neoclassica ma nuova “chiave interpretativa”, mi è possibile un pur limitato approccio al mondo interiore d’un Artista poliedrico e d’un Uomo, direi, omericamente dal “multiforme ingegno” come Nuzzo Monello, se è vero che non è facile definire i limiti od i confini del suo impegno culturale, come altrettanto difficili sono stati gli esiti più che sorprendenti, a volte stupefacenti, della sua incessante e quotidiana militanza nella ricerca estetica del Bello kantianamente inteso come “Ciò che piace universalmente senza concetto”, cioè scevro a priori da qualsiasi interesse che offuschi il nostro giudizio artistico.
Pertanto, prima d’inoltrarci in questa “Antologia”, sulla cui scienza naturalistica ed archeologica nulla saprei dire, bisogna però da parte nostra ripercorrere almeno le tappe del suo lungo cammino nei tre aspetti o “facce” delle sue instancabili attività artistico-culturali in cui, di volta in volta, le di lui eccellenti e non comuni capacità d’estro creativo ce lo hanno mostrato sia come fotografo, sia come pittore e sia infine come scultore ceramista: in questa sede, quindi, ci limiteremo ad un pur nutrito ma essenziale cenno bio-bibliografico per orientarci nel suo straordinario curriculum.
Coniugato con la netina prof. Corrada Spataro dalla quale ha avuto due figli -Venerando(1975) e Paolo(1977) - Nuzzo Monello inizia la sua attività negli Anni ’60 del Novecento firmando col nome d’arte Venerand le sue prime pitture, abiti, foulard, tende e realizza un proprio Atelier stilistico con creazioni d’abiti unisex, camicie, cravatte, sciarpe e scarpe. Nel 1970 espone a Roma in Piazza di Spagna ed a Piazza Navona. Nel 1971 inizia la sua attività di docente nelle scuole medie italiane, mentre il suo interesse si muove ed amplia verso la Fotografia e verso la valorizzazione del Barocco di Noto con la “Prima mostra fotografica sui Monumenti di Noto” che vede in prima filai suoi Alunni della Scuola Media Statale “G. Aurispa” di Noto(1971/72).
Nel 1973 Monello espone al Museo Civico di Avola la sua prima “Mostra Personale di Gigantografie” interamente da lui realizzate in proprio, mentre aderisce al Programma Ecologico Siciliano ed a quello di Valorizzazione dei Beni Culturali. Fu amico fraterno di Bruno Ragonese, con il quale, in uno con l’Ente Zoo della Fauna Siciliana divenuta poi Ente Fauna Siciliana, avviò negli anni '70 studi sull'ambiente: Monte Alveria, Cava Grande del Cassibile ed in particolare per la salvaguardia dei 'Tomboli' di Vendicari che hanno poi favorito l'istituzione dell'Oasi di Vendicari e dell'Area protetta di Cava Grande di Avola. Il frutto di quegli studi si trova in elaborati presso l’Università degli Studi di Messina e Catania; senza dire che, nel secondo anniversario della morte di Bruno Ragonese (11 Febbraio 2006) il Nostro è stato chiamato a ricordarne la figura e l’opera nella sua dimensione umana e sociale.
Durante la leva obbligatoria, nel 1972, Nuzzo Monello partecipa ad una Mostra Collettiva di Artisti contemporanei a Savona e nel 1976 concorre all’estemporanea “Avola - Città del Mandorlo”. Nel 1977 è presente nella 1ª Mostra Mercato di pittura e grafica di Artisti contemporanei nell’ambito dell’Estate Avolese e, grazie all’esperienza acquisita, s’impone come organizzatore di Mostre collettive e personali di pittura; sempre in questo periodo realizza, per diffonderle gratuitamente, cartoline e calendari mostrando particolare interesse per i quartieri popolari dell’Agliastrello e dei Mannarazzi netini mentre si “pre-occupa” di valorizzare l’Artigianato locale.
Nel 1982 è nominato Maestro Infioratore e Direttore Artistico dell'Infiorata di Via Corrado Nicolaci a Noto e, dal 1983 al 1989, col totale sostegno delle diverse Amministrazioninetine, ha diffuso nel mondo il Valore e la datazione della 3ª domenica di Maggio a favore della stessa manifestazione.
Nel 1990 Nuzzo Monello pubblica “L’educazione all’immagine, contributo all’orientamento” frutto d’una indagine scolastica nel 1985, mentre cura il libro di Mario Rossitto “Nunn'è ri nuddu a Terra” per le Edizioni “Il Carretto” di Noto; nel 1991 è l’autore degli "Appunti sul territorio montano di Noto", un Album fotografico in cui emergono ancor più e meglio le sue qualità d’ottimo fotografo e valente pittore. Bisogna dire, inoltre, che in quel periodo si afferma pure come Saggista pedagogo con pubblicazioni a livello nazionale, come attesta la sua presenza nei Tesaurus europei.
Fra le molteplici attività, Nuzzo Monello annovera il comando conferito dal MIUR presso l’Osservatorio provinciale per la Dispersione Scolastica di Siracusa e, dal 1996 al 1998, è stato aggiornatore dei docenti sulle moderne Tecnologie Didattiche e Informatiche. Senza dire che a lui si deve la realizzazione della biblioteca scolastica presso la Scuola Media “A. Manzoni” di Priolo.
Inoltre ha avuto l’incarico di Direttore artistico del 'Palio del Grano' (2002-2004) a Rosolini, ove è stato l’ideatore ed il realizzatore del Premio "Carato del grano", come altrettanto dicasi per il Museo Pitrè presso l’Istituto “F. D’Amico” della stessa città, e promuovendo anche i primi percorsi per la valorizzazione dei Siti rupestri e degli Ipogei nel territorio rosolinese.
Nel 2009 ha pubblicato “the book of Noto”, un’agevole guida turistica.
Dal 1995 assume incarichi di Presidenza nelle Scuole Medie Statali, ove resterà Dirigente sino al 2011, anno in cui è collocato in pensione.
Da allora la sua è stata una gara contro il tempo per dar vita all’interiore tempesta creativa che gli ha fatto conseguire nuove vette impensabili nell’arte della Ceramica, come ho più volte scritto1e, dal 2013, si dedica a questa Arte nel suo Laboratorio LutumChtoniaHybla: sul cui impianto artistico-filosofico invito i Lettori a sfogliare le tante pagine pubblicate su Val di Noto Magazine.
Null'altro, infine, da ricordare di questo Artista e Studioso, se non ribadire e riassociare l'immagine di Nuzzo Monello all'omerico-dantesca straordinaria figura dell'Uom di multiforme ingegno che, non è detto, come un novello Ulisse dei nostri giorni – dopo quella di Fotografo, Pittore e Ceramista - con questa voluminosa Antologia scientifico-archeologica, sgorgata dalle di lui ataviche radici in Sant'Elia degli Iblei, che non si sia spinto molto al di là delle usuali sue colonne d'Ercole oltre le quali mai avrebbe dato “ali” al “folle volo” di questo meraviglioso volume se, pervenuto ad una tale ”maturità di scienza e coscienza”, egli non ci abbia voluto finalmente mostrare e dimostrare un'altra “dimensione” o “faccia” del suo più profondo Essere: la quarta, cioè quella dello Scienziato che s'avventura senza tema in un mare così “aperto”, come quello naturalistico-archeologico, ben certo che nessun naufragio lo potrà mai sommergere! Ma, di questo mio beneaugurante auspicio, lascio ai Lettori - che su queste pagine vorranno riflettere - ogni ulteriore giudizio, convinto come sono che Nuzzo Monello, dei famosi versi “Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza” ne ha fatto sempre tesoro per sé e, nelle sue opere, anche per noi: e di questo, pertanto, gliene siamo grati di tutto cuore.
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Vincenzo Rosana “Io amo raccontarlo così...”
da "L'Arte fra le Mani", Sicula Editrice-Netum, 2019.
La nuvola di fumo c'è ancora. O forse c’è stata sempre. Proprio come in quel pomeriggio di trentotto anni fa, quando al chiuso di una ovattata stanza mi illustrava, mostrandomi disegni, tele, strisce di seta pitturata e foto, le sue composite esperienze. Oggi, in verità, l'aria è parecchio meno pesante. Già, perché a differenza di quel giorno del secolo scorso, da tempo consegnato alla memoria, siamo all'aperto, nella sua isolata casa, immersi nel verde della natura, dominati dall'odore gradevole dell'erba appena bagnata. Fatto, questo, che aiuta a stemperare quella nuvola di fumo prodotta dalla sigaretta (una? Dieci? Venti?... o forse più!) che il mio interlocutore con inalterata abilità riesce a passare dalla mano alla bocca.
Il tempo e la naturalezza del racconto (il mio) senza compiacimenti.
Sono trascorsi trentotto anni da quel pomeriggio netino in cui per la prima volta mi avvicinai, in quello che divenne poi un costante confronto, all’attività di Nuzzo Monello – è lui il mio interlocutore con la sigaretta in bocca e qualche (?) traccia di tosse -, artista che in mezzo secolo di estrosa e spesso esuberante operosità è passato, con grande naturalezza e meticolosa capacità, dalla ricca tavolozza di colori, da spatola e pennelli alla macchina fotografica – all'epoca la digitale era ancora una leggenda -, fino all'impasto dell'argilla. Il mio sguardo in quell'infinito spazio all'aperto, tra una boccata di sigaretta e un colpo di tosse (del mio interlocutore) si muove, attratto anche dal richiamo di un cinguettio e dal rilassante canto del grillo, a destra e manca nell'ampia distesa dei monti di sant'Elia, la punta più a nord del territorio di Avola che segna il confine con il Comune di Noto, naturale santuario modellato dalle rocce, dove persino la più semplice fenditura sembra tratteggiata da mano ferma e decisa. È questo il “nuovo” mondo di Nuzzo Monello, artista e amico che in più di tre decenni di frequentazione mi ha piacevolmente condotto – e mai indotto - alla scoperta del suo mondo. Un artista che, senza mai cedere alla facile seduzione dell’avanguardia nei diversi campi nei quali ha operato, ha sempre avuto le idee chiare. Anche quando - era il 1981 - Noto si impadronì dell'Infiorata realizzata per la prima volta, l'anno precedente, dai maestri genzanesi lungo il basolato di via Nicolaci. Il garbato esproprio avvenne dodici mesi dopo e Nuzzo, insieme ad altri artisti locali, precursori della nuova avventura, propose al governo cittadino del tempo di calendarizzare il "Saluto alla Primavera", indicando nella terza domenica di maggio l'appuntamento che, più d’ogni altro, richiama a Noto decine di migliaia di visitatori. Sono gli anni dei primi esperimenti diretti a risanare il tessuto abitativo della città per lungo tempo aggredito dall’incuria. E, al tempo stesso, sono anche gli anni in cui si avviò la politica del riuso del centro storico in uno alla valorizzazione del barocco. Nuzzo per diverse edizioni, già a partire dal 1982, è stato il direttore artistico della manifestazione di punta del calendario netino. E si deve a lui anche l’imporsi di un dato unicamente tecnico che, ancora oggi, caratterizza la posa dei fiori sul caratteristico basolato della strada più barocca della città: l’esecuzione del computo metrico per l'utilizzo dei colori, così come la disposizione dei bozzetti.
Sono anche gli anni in cui comincia a fiorire e progressivamente ad affermarsi l'attività artistica a Noto, privilegiato bacino di cultura: si deve infatti a Nuzzo l'idea del Mercato dell'Arte (è lui l'iniziatore della Cooperativa "Il Carretto"), così come la realizzazione di una galleria, lungo il Corso Vittorio Emanuele, punto di riferimento per tanti artisti, soprattutto giovanissimi. E intanto l'arte di infiorare si sposta anche lontano da Noto: nel 1994 Nuzzo, insieme ad altri tre artisti netini, viene invitato a Malta per realizzare un bozzetto a Mdina, la "città silenziosa", che un tempo fu anche capitale. Un legame che si è consolidato sempre più nel tempo quello tra Nuzzo e l’Infiorata. La XXXIII edizione, nel 2012, celebra il decennale dell’iscrizione delle città tardo barocche del Val di Noto nel patrimonio dell’Unesco: l’idea è che l’Infiorata di via Nicolaci renda omaggio, oltre che alla stessa Noto, centro capofila, anche a Palazzolo Acreide, Modica, Ragusa, Scicli, Militello in Val di Catania, Caltagirone e Catania. L’assessorato comunale al Turismo, nella ricorrenza della iscrizione di Noto nella World Heritage List, mette insieme i due “compleanni” e invita all’evento quattro “vecchi” maestri dell’Infiorata, tra cui proprio Nuzzo Monello. Dopo oltre venti anni di assenza, l’antico e caratteristico basolato della strada più ammirata di Noto torna a ospitare i preziosi “segni” di affermati artisti che con le loro opere, sin dall’origine della manifestazione e per parecchie edizioni, hanno reso celebre l’Infiorata nel mondo. Particolari architettonici e motivi ornamentali dell’arte barocca nel Val di Noto, questo il tema di quella edizione.
Il pittore che ama(va) le sete e il suo primo atelier
Gli inizi dell'attività artistica sono affidati alla moda. Nuzzo è stilista e designer.
A conquistarlo, nei primi degli anni Settanta, è la seta per via della sua armoniosa delicatezza, ricolma di sfumature. Racimola un enorme quantitativo della preziosa fibra tessile, più che altro scarti di tessuti trovati in casa, e nei soleggiati pomeriggi avolesi comincia a realizzare tende, foulard, sciarpe, costumi da bagno, camicie, cappelli e cravatte.
Lui stesso per quasi un decennio ha indossato una stretta cravatta di vellutino - opera sua -, che ancora oggi custodisce proprio come un vecchio cimelio. Affascinato dalla freschezza del moderno, scopre la più pregiata seta di paracadute alla quale attribuisce una particolarità: "è finissima e, al tempo stesso, molto più resistente. È un piacere tracciare segni su quella morbida fibra".
Residui della seconda guerra mondiale, i paracaduti venivano recuperati nelle campagne di Avola, città che gli ha dato i natali e dove ha avuto inizio la sua multiforme attività continuata poi, senza mai arrestarsi, a Noto.
Da Avola, sempre attento a più imponenti iniziative, raggiunge Roma dove, a cavallo tra il 1973 e il 1974, espone i suoi preziosi lavori in alcuni negozi e mercati di viale Europa, nei pressi dell'Eur, ma esporta la sua arte anche a Savona e Trieste. La sua produzione – lui, erede degli anni Sessanta - comincia a interessare, a piacere anche per quel sofisticato pizzico di nuovo, per quel linguaggio colorato e autentico, per l’intreccio di esperimento e libertà nell’operare. Un tarlo silenzioso si è tuttavia impadronito di lui, fino a condizionarlo.
Vuole spingersi oltre, creare anche le scarpe. Ci riesce. Eccome! L’idea, l’anima espressiva, è sua, la realizzazione del manufatto è, invece, affidata ai maestri-artigiani di una piccola fabbrica avolese, rimasta in vita fino agli anni Ottanta. In occasione del suo matrimonio dipinge anche la sovraccoperta che arreda il letto nuziale. Il racconto artistico di Nuzzo, pensatore ed esteta, sedotto dal fascino dei travagliati anni Sessanta (già, proprio quelli della contestazione), parte però prima.
Nel 1973 con l’inseparabile “compagna” di viaggio Mamiya C330, una reflex biottica, rivolge la sua attenzione al mondo della fotografia. Il Museo civico di piazza Umberto I, ad Avola, ospita la sua mostra fotografica di gigantografia “Le Maschere”, un connubio con altre culture dove l’iniziale impatto che riesce a scuotere gli animi è costituito dal simbolo tribale in un diretto accostamento col tema decisamente più forte dell’olocausto, rappresentato da un elmetto tedesco spaccato ai lati.
Con la macchina fotografica riesce a comporre un nuovo linguaggio, a tratti romanzesco, senza mai abbandonare - lui che il sessantotto lo ha vissuto - la denuncia.
Che tuttavia è sempre pacifica.
La fotografia per lui “è un segno della luce: chi non assimila questo concetto non fa fotografia. È la luce ad essere rappresentata”.
Ma c’è anche un’intima ricerca nel suo quotidiano operare: accantonati pennelli, spatola, tavolozza e colori, messa da parte la pittura Liberty cosiddetta rivisitata, a Nuzzo si apre un nuovo mondo – inedito solo nel campo pratico, visto che lo ha sempre amato -, quello vivo della natura. Farfalle, api sui fiori, frutti e piante animano le nuove opere – soprattutto fotografiche - di Nuzzo. Si afferma lo slancio del ricercatore, dello studioso oltre che quello dell’artista: “Io non fotografo da lontano. Mi faccio piccolo, entro nell’intimo dell’immagine, colgo la spontaneità della figura, spinto dalla ricerca della diversa e intensa luce che il più semplice dei fiori riesce a diffondere”. Animato da ostinata curiosità coglie anche gli aspetti più profondi, finanche il profumo che poi racconta, traducendolo, con il colore. Vivere sotto le stelle, impadronirsi dei segreti, scoprire i particolari immergendosi in un denso sospiro favolistico. A quel punto “qualunque cosa fotografi è unica. Luci nelle ombre, e il colore si fa calore”. È impressionante il suo modo di trasmettere idee e sentimenti, pensieri e misteri che, seppure in parte, appartengono a quel cosmo in miniatura che è riuscito a fotografare e raccontare nell’imponente antologia scientifico-archeologica nata tutt’intorno al mondo che oggi, più d’ogni altro gli appartiene: Sant’Elia degli Iblei. Opera, questa, edita nel 2017, maturata nel suo laboratorio Lutum Chtonia Hybla, dove, fra le altre cose, ha allestito anche uno studio per la lavorazione dell’argilla. Sì, perché Nuzzo è anche ceramista.
La mano che crea, il pensiero, dominato dalle passioni, che si trasferisce all’arto.
Creare l’arte con le mani, tra le mani: un concetto descritto con un semplice gesto che si ripete.
All’infinito, tra corposità e scioltezza. E senza strumenti di mediazione.
Sì, perché a plasmare, sagomare e creare è la mano. A ricercare la forma è la mano, benché sia diretta, spinta e comandata dal pensiero. Espandere per esplorare i confini di quello che, nel tempo, è diventato il suo “nuovo” modo di esprimersi artisticamente, riuscendo, tuttavia, a rimanere legato ad un linguaggio convenzionale, sempre delicato e mai superbo. Linguaggio che Nuzzo non hai mai ripudiato. Tant’è che a distanza di trenta anni - era il 1988 quando parcheggiò in un angolo di casa sua una tela appena abbozzata – ha ripreso in mano pennelli e spatola (misteri dell’arte) e, nel ricordo di quel passato tornato prepotentemente attuale, ha rivolto la sua attenzione a quel quadro, un ritratto solo delineato. La nuova produzione, tuttavia, risente anche dell’attuale, inquietante e conflittuale momento storico-politico, prima ancora che artistico. Una denuncia, tra tanti disagi, che, è bene metterlo in luce, non è mai gridata.
Ma neppure accennata. Quei barconi agitati da brutali e feroci onde (forza della natura o piuttosto febbrile acutezza dell’umano?) testimoniano l'insofferenza dell’artista che si lascia condurre da più decisi e intensi colori. Tra tanta afflizione e sofferenza, senza mai voltare le spalle alla realtà, galleggia la nobiltà dei sentimenti. E’ il nuovo filone artistico che si fa strada, seppure mosso da una vecchia idea.
Bisogna dare anche conto dell’ultima esperienza di studio di Nuzzo: la lenta ricerca estetica che prende le mosse dalla conoscenza psichica intensamente vissuta tra il conscio e l’inconscio.
Un treno in corsa, il suo, che sarebbe un vero peccato fermare. Un treno che da tempo immemorabile continua a muoversi sull’asse Avola-Noto. La prima città, come detto, è quella che ha dato i natali a Nuzzo; la seconda, l’Ingeniosa urbs, lo ha preso in consegna ancora giovane e, da vecchia maestra, lo ha modellato. Proprio come fa oggi lui con l’argilla.

Tra i Premi

* 1973 - Città di Avola - 1° Premio Concorso Fotografico “Salvatore Allende”
* 1975 - Comune di Noto - Ente Zoo della Fauna Siciliana sotto il patrocinio dell’Ente Provinciale del Turismo di Siracusa “I° concorso nazionale di ecologia e salvaguardia dell’ambiente naturale”:
1º Premio sezione diapositive - 2º Premio diapositive in sequenza - 3º Premio colore.
* 1976 - Pachino - 1º Premio "La foto curiosa della zona sud" - RASS Radioaudizioni Sicilia Sud.
* 1977 - Lions Club - Ente Zoo della Fauna Siciliana - Noto - II° Concorso Nazionale di fotografia a tema ecologico - 1° Premio per la sezione Stampe a Colori “Talamo un filo d’erba”.
* 1977 - Comune di Noto - Ass.to Turismo e Spett.lo - Concorso Fotografico “Valorizzazione ambientale e urbanistica della Città di Noto” 1° Premio per la sezione B/N;
* 1981 - Città di Noto - Ass.to Turismo e Spett.lo - Premio Concorso "Infiorata di Via Nicolaci".
* 1985 - Città di Noto - Ass.to Turismo e Spett.lo - Iº Premio "Natale 1985 Capodanno 1986" Allestimento Vetrine.
* 1988 - Avola - Targa Premio "F.I.D.A.P.A. pro Ambiente".
* 1992 - Tremestieri Etneo - Premio “Historiae Siciliae” all’opera: Nuzzo Monello “Appunti sul territorio montano di Noto ~ Album fotografico”, ed. “IL CARRETTO”- Noto per la migliore “fotografia d’ambiente” supportata da una singolare ricerca documentaria su aspetti demologici e storici del territorio”;
* 1994 - Geraci Siculo-PA- Menzione Speciale Straordinaria - Premio “Historiae Italiae”: all’opera: Nuzzo Monello “Appunti sul territorio montano di Noto ~ Album fotografico”, ed. “IL CARRETTO” - Noto per “la documentazione archivistica e la fotografia”.
*2018 - 2 dicembre 2018 Lentini - Premio “Historiae Populi” all’opera: “ἀνϑολογία” di Nuzzo Monello PREMIO INTERNAZIONALE DI STORIA E TRADIZIONI LOCALI “Historiae Populi” - 19a Edizione 2017/2018
SEZIONE A: - PREMIO IN ASSOLUTO A LIVELLO INTERNAZIONALE -
~ PREMIO ALLA MIGLIORE OPERA DI PREGIO “BOTANICO-ARCHEOLOGICO” D’ALTO INTERESSE SCIENTIFICO ~
~ Studi, ricerche, parole, immagini d’arte complete e armoniche, della Storia Naturale della flora iblea del Monte Sant’Elia con originale attenzione a un Santuario rupestre, fiore sacro in flora iblea ~
* 2018 - 2 dicembre 2018 Lentini - Premio “Historiae Siciliae” all’opera: “ἀνϑολογία” di Nuzzo Monello PREMIO REGIONALE DI STORIA E TRADIZIONI LOCALI “HISTORIAE SICILIAE” - 28a Edizione 2017/2018 - SEZIONE SPECIALE 2: - CONFERIMENTO ALTA ONORIFICENZA STORICO-SCIENTIFICA -
~ ACCADEMICO DELLA SICULA CULTURA IBLEA ~
*2019 - su invito - 15 settembre, Palermo ~ Terzo Premio ~ all’opera “Mare, cielo… terra a Torre di Palidoro” Olio, spatola mista (70x100), (Donata all'Arma di appartenenza dell’atleta 1° classificato nella 10ª edizione del Memorial Podistico Salvo D'Acquisto 3° Criterium Europeo Interforze) ~ Motivazione: ~ Migliore opera pittorica, a testimonianza di ideali sociali, valori e sacrifici del più alto senso dell’impegno in un percorso umanitario, artistico creativo di spessore, di generosità e rispetto. Conservato presso il Museo dell’Arma dei Carabinieri “Salvo D’Acquisto ~ Palermo.
* 2019 - 22/23 novembre 2019 Premio Internazionale Concorso Certamen Le Cattedrali D’occidente - sezione A Letteratura ~ Primo Classificato Nuzzo Monello con il Racconto “Dialogo sulla Metamorfosi dell’Essere - Le Cattedrali d’Occidente”.
Per la mistericità della trama e il lessico.

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